Configurazione Hogarthiana

05/02/2022 By Alberto Costa Non attivi

Quali sono le attrezzature base che si utilizzano nell’immersione tecnica, molto differenti da quelle per uso ricreativo. Ce ne parla l’istruttore tecnico Massimiliano Falleri, anche responsabile nazionale dell’associazione ambientalista Marevivo onlus.

Per gentile concessione di “LA MAREA MAGAZINE” di Francesco FONTANA e Umberto NATOLI

Massimiliano Falleri accanto ad una classica configurazione Hogarthiana per bi-bombola

Questo articolo è diretto a coloro che hanno esperienze subacquee di sola concezione tradizionale o come si suol dire, di tipo ricreativo, e sono incuriositi dai subacquei che usano un altro tipo di attrezzatura, di concezione molto più specializzata e standardizzata, definita tecnica, che incontrano di sovente nei Diving. Insomma, che vogliono saperne di più sull’argomento.

Avvicinarsi alla teoria e alla pratica delle immersioni tecniche è sicuramente un aspetto molto stimolante e affascinante dell’attività subacquea, e più che un perfezionamento su come si è abituati a scendere sott’acqua con il sistema tradizionale, va inteso come un vero e proprio cambio di mentalità nel modo di approcciarsi e gestire l’immersione, con tecniche e attrezzature che rispondono ad una logica di tipo olistico, ossia ispirata ad una concezione di totale interazione di pensieri, gesti e strumenti, finalizzati a svolgere una determinata attività.

               Senza addentrarci ulteriormente nell’argomento teorico dell’immersione tecnica, che merita specifici ed ampi approfondimenti, limitiamoci a descrivere in questa sede le attrezzature base che vengono utilizzate, la cui concezione,  ormai da qualche anno, sta sempre più influenzando anche la progettazione e la realizzazione di quelle di tipo più tradizionale.

               A parlarci di questo argomento abbiamo voluto chiamare un istruttore tecnico di larga esperienza, Massimiliano Falleri, anche responsabile nazionale delle attività subacquee nell’associazione ambientalista Marevivo onlus.

D. Massimiliano, prima di parlarci specificatamente di questo tipo di attrezzature, dacci qualche informazione sul tuo percorso formativo per meglio descrivere a chi non ne è a conoscenza, cosa si intende per immersione tecnica, e come sei arrivato a concepirla come il tuo unico approccio all’attività subacquea. 

R. Si, infatti, prima di offrire una panoramica pur se sintetica sulle attrezzature di tipo tecnico, è bene spiegare anche in termini essenziali la filosofia che sta alla base di questo modo di andare sott’acqua, altrimenti di questi componenti dell’attrezzatura e di come sono concepiti, non se ne comprende bene la funzionalità.

La mia esperienza come subacqueo si è sviluppata fin da quando avevo 10 anni e ho iniziato a immergermi con mio padre nei fondali del Circeo, poi la passione mi ha spinto a proseguire la mia formazione fino a diventare istruttore nel 1999, e poi istruttore tecnico SSI. A quest’ultimo obiettivo sono arrivato dopo un percorso piuttosto lungo, dapprima dilettantistico poi professionale, perché volevo qualcosa di più dalle mie immersioni; volevo affrontare sia profondità sia scenari più impegnativi con la giusta preparazione e consapevolezza, la risposta l’ho trovata proprio nella concezione “olistica” dell’immersione, definita tecnica, dove tutto risponde simultaneamente e sinergicamente ad un’unica logica nell’azione che si sta compiendo, utilizzando attrezzature assolutamente essenziali, ergonomiche e minimaliste.        

Mi resi conto che questa disciplina offriva un salto qualitativo notevole nella sicurezza di andare sott’acqua e nell’ottimizzare l’ordine mentale di ogni azione da svolgere, ma anche nell’acquisizione di abilità operative che mi hanno portato ad un maggiore consapevolezza e controllo del mio corpo, con il risultato di rendere l’immersione un’esperienza appagante e sicura.

Comunque, prima di descrivere le componenti essenziali di un’attrezzatura tecnica, voglio precisare un aspetto molto importante che le caratterizza, ossia che ogni prodotto offerto dal mercato risponde ad un concetto progettuale univoco, ossia ogni elemento è costruito e proposto con forme, dimensioni e dotazioni molto simili tra i vari modelli proposti dai diversi produttori.

Questo perché le attrezzature di questo tipo devono rispondere pienamente al concetto di condivisione, che deve essere tenuto ben presente in ogni gruppo di subacquei organizzato per un’immersione tecnica. Ossia ognuno deve poter contare sul fatto che gli altri compagni sono dotati del suo stesso tipo di attrezzatura, montata nello stesso modo, appunto per poter condividere e ottimizzare azioni di intervento o ad esempio di soccorso verso un altro compagno.

Qui mi fermo perché ogni ulteriore approfondimento dell’argomento porterebbe inevitabilmente a trattare gli aspetti didattici.


Due elementi base dell’attrezzatura per l’immersione tecnica con bi-bombola, di impostazione hogarthiana, e che uniti costituiscono il BCD (Buoyancy Compensator Device), composto da un sacco anulare munito di un tubo corrugato dotato di un Power Inflator (VIS) di carico e scarico, e di una valvola di scarico, che va montato su una piastra in acciaio inox, o in lega di alluminio, o in fibra di carbonio. Sulla piastra va montata un’unica cinghia lunga circa m 3,5 e di 5 cm di larghezza, che ogni subacqueo calibra sul proprio corpo, oltre un sottocavallo di circa m 1,5. Alla cinghia si fissano le ferramenta in acciaio inox costituite da una fibbia, 3 ferma piombi, 2 D-ring piegati e 1 dritto. Nel sottocavallo 2 D-ring dritti e 2 ferma piombi.  Tutti i D-ring sono da 50 mm. Sulla piastra si può montare una tasca porta pallone.

D. In questi ultimi anni i produttori si sono spinti a realizzare sempre più attrezzature con caratteristiche simili a quelle di tipo rigorosamente tecnico. Secondo te, lo fanno per soddisfare semplicemente una tendenza, in pratica una moda, oppure perché effettivamente riconoscono che alcune soluzioni si sono rivelate funzionali anche per un’immersione ricreativa.

R. Sicuramente per il secondo motivo. Anche i subacquei ricreativi più preparati si stanno rendendo conto della validità di certe concezioni minimaliste, tipiche dell’immersione tecnica, che semplificano e ottimizzano il posizionamento di ogni componente dell’attrezzatura, e che rendono superati molti modelli ridondanti di accessori e di sistemi di regolazione spesso inutili.

Un esempio è il giubbetto equilibratore che oggi si tende a realizzare con un sacco a gonfiaggio posteriore, che rendendo più libera la parte anteriore di un subacqueo offre sicuri vantaggi rispetto al tipo tradizionale.  Un altro esempio è l’utilizzo della frusta lunga per il soccorso a un compagno.

Comunque io parlerei in senso positivo di contaminazione tra le due impostazioni, perché è vero anche il contrario. Infatti praticamente la maggior parte dei produttori di attrezzature prevalentemente e rigorosamente tecniche hanno comunque in catalogo imbraghi che dispongono pure di tasche e di sistemi di regolazione con fibbie in plastica di tipo fastex, caratteristiche queste che non rispondono ai dettami puramente tecnici, ma che trovano comunque un largo numero di utilizzatori, tanto da giustificarne la messa in catalogo.

A questo punto però vorrei fare un’osservazione davvero molto importante. Tu Umberto mi chiedevi prima del fattore moda. Si effettivamente il fascino delle attrezzature di tipo tecnico è notevole, e non sono pochi i subacquei che ne sono attratti le acquistano senza aver fatto alcun corso, improvvisandosi poi ad utilizzarle. Niente di più sbagliato!

Come abbiamo detto, ogni componente è stato concepito con criteri olistici, quindi risponde pienamente alle sue funzioni solo in relazione all’utilizzo in armonia con tutti gli altri componenti dell’attrezzatura, e il tutto deve rispondere ad un montaggio molto preciso sul corpo del sub, altrimenti vengono meno tutte le finalità e i vantaggi dell’impostazione tecnica, come il controllo del trim, della postura e della piena accessibilità manuale ad ogni regolazione. Tutto questo non può assolutamente prescindere da una giusta e completa preparazione che può essere fornita solo da un buon istruttore.

Fatta questa doverosa premessa passiamo ora a descrivere i componenti essenziali di un’attrezzatura subacquea di tipo tecnico.                                                                   

L’equilibratore di assetto, che comunemente nell’immersione di tipo tradizionale viene chiamato in vari modi, come Giubbetto Equilibratore, oppure Jacket, o GAV (Giubbetto ad Assetto Variabile), i subacquei tecnici lo chiamano rigorosamente e solamente BCD (Buoyancy Compensator Device).

Sicuramente la prima differenza che notiamo rispetto ad un modello di tipo ricreativo, è che è costituito da due elementi separati, il sacco e l’imbrago, che vengono uniti solo al momento dell’assemblaggio su un bi-bombola o su una bombola singola.

Il sacco è a montaggio totalmente posteriore ed è differente anche se molto simile, rispetto a quelli ricreativi dell’ultima generazione, pure a gonfiaggio totalmente posteriore, ma che sono costruiti in maniera solidale con l’imbrago.

Quello che salta subito all’occhio è il suo minimalismo e la sua pulizia di configurazione. Il sacco è concepito con una forma anulare ben specifica, che garantisce il migliore raggiungimento e mantenimento del trim e un’altrettanta ottima idro-dinamicità, insieme ad una ottimale distribuzione e movimento del gas al suo interno.

L’imbrago è composto da uno schienalino rigido che può essere realizzato in pesante acciaio inox (circa kg. 2,2), in alluminio (circa kg. 0,75-0,90) o in leggerissimo carbonio, a seconda del tipo di immersione che dobbiamo affrontare.

Ad esempio con una muta stagna pesante per acque fredde si usano gli schienalini in acciaio, oppure in un caldo mare tropicale con una muta da soli 3 mm, si usa l’alluminio o il carbonio, anche per limitare il peso nei viaggi aerei. Lo schienalino in ogni caso è dotato di un’unica fettuccia in nylon molto resistente, senza fastex o agganci, per garantire la resistenza e la precisione nel settaggio sul subacqueo e per eliminare con la sua forma pulitissima ogni punto di possibile aggancio con sagole o altro.

Su uno stesso imbrago si possono montare sacchi di diverso litraggio e quindi con diversa capacità di spinta, a seconda del tipo di immersione che dobbiamo effettuare. Oppure si può utilizzare il tutto su un mono-bombola, anziché su un bi-bombola, aggiungendo semplicemente una contropiastra.

Importanti inoltre sono i D-Ring presenti sulla fettuccia, in genere cinque, sistemati in posti specifici, che andranno settati insieme all’istruttore, per aiutarci a tenere tutti gli accessori ordinatamente.

Lo schienalino inoltre può essere dotato di tasca posteriore porta pallone di decompressione, che funge anche da imbottitura utile per proteggere la muta dai perni posteriori di fissaggio dei bi-bombola.

Il corrugato del sacco, che viene realizzato in diverse lunghezze, per adattarsi al fisico del sub, viene tenuto aderente all’imbrago grazie ad un anello in gomma resistente e affidabile che non lascia la possibilità di fuoriuscita o perdita della manopola di carico e scarico detta Vis (Valve Inflator System) da vicino al sub.


La configurazione degli erogatori, che possono essere sia a membrana che a pistone bilanciato, deve essere costituita da due unità preferibilmente uguali ed entrambi con un’uscita di bassa pressione orizzontale in linea con la torretta. Sull’erogatore a destra del subacqueo, considerato il primario, va montata la frusta lunga di 200/210 cm con un moschettone fissato a 12/15 cm dal secondo stadio, e la frusta di carico del BCD, di 55/60 cm. Sull’erogatore di sinistra va montata la frusta del manometro di 56/60 cm, munita di un moschettone, la frusta di 56/60 cm del secondo stadio, al quale va montato un cordino elastico fissato al boccaglio per tenerlo al collo, e la frusta della muta stagna di 70/75 cm.

        Gli erogatori, soprattutto i primi stadi, che possono essere sia a membrana che a pistone iperbilanciato, sono configurati con una geometria tale da rendere confortevole la distribuzione delle fruste attorno al corpo del sub, rendendo il sistema estremamente funzionale e sicuro per tutte le manovre da effettuare in qualsiasi momento dell’immersione.

I due erogatori essendo concepiti per un uso complementare, è preferibile che siano due modelli uguali, a membrana o a pistone bilanciato, preferibilmente a torretta girevole, e che dispongano di una quinta porta di bassa pressione posizionata in orizzontale sulla testa della torretta.

La lunghezza di tutte le fruste di una configurazione di tipo tecnico, accettate praticamente da tutte le didattiche, e che vado di seguito a indicare, sono riferite alla media standard che ha dimostrato di offrire la migliore funzionalità delle stesse, consentendo comodi movimenti, ma al tempo stesso senza creare pericolose anse. Tali misure vanno tuttavia calibrate, se necessario, a seconda del fisico di ogni persona.

Vediamo ora come le fruste vengono divise tra i due erogatori. La prima regola è che la configurazione deve prevedere la differenziazione del sistema di gonfiaggio della muta stagna da quello del sacco. Quindi, andando per ordine, al primo stadio dell’erogatore primario va collegata la classica e ormai ben nota frusta lunga, che può avere una lunghezza variabile da cm 150 a cm 210, e sull’uscita di bassa pressione posizionata in orizzontale la frusta di carico per il BCD di lunghezza 55-60 cm.

Poi sul primo stadio del secondo erogatore, considerato di back up, sull’uscita di bassa pressione posizionata in orizzontale, va montata la frusta del secondo erogatore che deve avere la lunghezza di 60 cm. Questa misura in genere va bene per tutti, e comunque deve consentire al subacqueo, con l’erogatore in bocca, di girare completamente la testa verso sinistra. Attorno al boccaglio va montato un cordino elastico che serve a tenere questo primo stadio posizionato sotto il collo, per avere la certezza di dove trovarlo, pronto per essere immediatamente utilizzato, in situazioni di emergenza.


I primi stadi montati inclinati consentono un’ottimale configurazione delle fruste, compattate attorno alla figura del sub.
Assieme al D Ring dello spallaccio di sinistra è presente un anello di gomma per fissare il corrugato del sacco, come si vede nella configurazione completa della foto d’apertura.

Il D Ring sullo spallaccio di destra serve a fissare il moschettone del secondo stadio dell’erogatore primario quando non in uso

Il moschettone fissato con un cordino sulla frusta dell’erogatore primario a 12/15 cm dal secondo stadio. Serve per fissarlo sul D Ring a destra del subacqueo.

Altro componente della configurazione che va collegato a questo primo stadio nell’uscita di alta pressione, è il manometro che consente il controllo dei consumi e di eventuali perdite. Deve disporre di una frusta di 55-60 cm e deve essere particolarmente robusto, dotato di vetro temperato e costituito da una struttura di metallo nudo, senza un’inutile protezione in gomma che tratterrebbe soltanto all’interno l’acqua, aumentando il fenomeno della corrosione. Vi va montato un moschettone di idonee dimensioni in acciaio inox da poter essere utilizzato anche in acque fredde e con guanti stagni, per fissarlo al D Ring ventrale di sinistra del BCD, in linea con la spalla e l’anca, per una facile individuazione, come si vede dalle immagini. A questo D Ring possono anche essere fissate eventuali bombole decompressive. Se ci si immerge con la muta stagna, sempre al primo stadio dell’erogatore di back up, va collegata la frusta di gonfiaggio di 70-80 cm di lunghezza che passerà sotto il braccio sinistro del subacqueo.



Alla frusta del manometro va unito un moschettone con un cordino


E’ importante che le dimensioni dell’occhiello del D Ring consentano di introdurre agevolmente un dito, anche usando i guanti (anche stagni), per facilitare la presa e le manovre di aggancio e di sgancio dal D Ring

Il moschettone va poi fissato al D Ring ventrale sul lato sinistro del subacqueo.

Tra le attrezzature base per l’immersione tecnica inserirei anche uno strumento con funzione di taglio sagola e di coltello, importantissimo in particolare per me nel lavoro di recupero di reti abbandonate (progetto Marevivo), ed ovviamente anche per tutti i subacquei in generale.

Oltre le situazioni più estreme di impigliamento che possono avvenire in ambienti ostruiti, tipici dell’immersione tecnica, come relitti, grotte, ecc,  capita sempre più spesso pure durante le nostre rilassanti immersioni ricreative di imbattersi in lenze, reti, cime abbandonate.

Il coltello deve essere di buona fattura, possibilmente in titanio per evitare la formazione di ruggine che compare sempre col tempo nei modelli tradizionali in acciaio inox. La lama deve essere liscia da un lato e con una parte seghettata dall’altra.

Come si può vedere nella foto, accanto al coltello si può inserire il taglia sagola, strumento molto utile e funzionale, che coniuga la capacità di taglio della lama con uno speciale disegno che consente di fare un’unica azione nel taglio stesso, ma soprattutto risulta molto efficace per recidere anche cime piuttosto importanti, con una mano sola.

Qualcuno, soprattutto in caso di immersioni in grotta, utilizza le forbici (cesoie) e queste le usiamo anche noi quando andiamo a rimuovere le reti abbandonate. Ovviamente ognuno di questi componenti deve essere inserito in un fodero protettivo molto resistente.

A questo punto un’osservazione. Rispondendo alla filosofia minimalista dell’immersione tecnica, le dimensioni di questi attrezzi devono essere contenute pur assicurando l’efficacia della loro funzione. Insomma, non occorre la scimitarra di Sandokan.


Sul fascione ventrale va montato un piccolo coltello, ma anche, discrezionalmente, un taglia sagole.

Altro elemento dell’attrezzatura tecnica, la torcia, a cui accennavamo prima, è la base del sistema di comunicazione nella squadra, oltre al normale utilizzo che tutti conosciamo benissimo. È spesso utilizzata con pacco batteria (canister) separato e collegato alla testa mediante un cavo di alimentazione. Il canister lo bloccheremo sul lato destro con una fibbia, e sarà comodo anche per far passare al di sotto la frusta lunga dell’erogatore primario e ci faciliterà nei passaggi. La testa illuminante è cambiata negli anni, passando dalle vecchie lampadine ad incandescenza a quelle HID (scarica di gas ioduri metallici) fino ad arrivare ai più recenti e performanti led ad altissimo potere illuminante.

Per mantenere la frusta lunga dell’erogatore primario nella posizione corretta e ben configurata, si può utilizzare il canister della torcia speleo, ma trovo decisamente molto comodo utilizzare, anche nelle fasi addestrative o nel caso di utilizzo di una torcia a brandeggio, lo stick per la frusta com’è visibile in foto. Uno strumento che con pochi euro ci consente di utilizzare la frusta lunga anche nelle configurazioni più light, mantenendo la configurazione tecnica.


Il canister della torcia va montato sul fascione ventrale alla destra della figura del subacqueo. Questo elemento serve pure per far passare al di sotto il primo tratto della frusta lunga dell’erogatore primario, che così rimane compattata sulla figura del subacqueo, evitando di farla fluttuare libera nell’acqua. Il canister poi va fermato con una fibbia per evitare che possa muoversi in avanti.

Se si utilizza una torcia senza canister, la frusta lunga dell’erogatore primario viene mantenuta nella posizione corretta, compattata sul corpo del sub, utilizzando uno stick inserito sul fascione ventrale. La frusta viene così fatta passare al di sotto dello stick.

Ringraziamo per questo articolo Umberto Natoli e Francesco Fontana responsabili del magazine LA MAREA che potrete consultare sul sito SIMSI e ringraziamo Massimiliano Falleri responsabile del settore subacqueo dell’Associazione Marevivo Onlus.

Noi di 232bar da sempre sosteniamo una subacquea consapevole e la produzione delle nostre attrezzature segue una mission precisa mirata ad offrire a subacquei attenti ai dettagli prodotti della massima qualità e un servizio post vendita di eccellenza. I materiali utilizzati per la realizzazione di questo servizio sono acquistabili nella sezione SHOP